AVVENTURA 2001 (undicesima parte)
Flavia/Selkat 2431.0307.1
"Selkat a infermeria. mandare unita' medica
nel bar..."
Selkat si stava rialzando a fatica tutta dolorante, quel coso, Zalak o chiunque
fosse, le aveva quasi slogato la mandibola...Bernok era ancora a terra, stava
dicendo come una litania oscenita' varie all'indirizzo di chiunque gli venisse
in mente, che c'entrasse o no. La sua mole di Klingon gli inibiva i movimenti
rapidi. Selkat gli porse una mano, piu' per un riflesso condizionato che per una
reale necessita'.
'Adesso basta, stavolta devo andare a fondo di questa faccenda, speravo che
Zalak stesso potesse darmi degli indizi, ma vedo che mi tocchera' far da
sola....anche per evitare di finire i miei giorni disciolta dall'interno
con acido xelofilico...'
"Selkat a Tarim"
"Qui Tarim"
[s]"Venga nel bar di Paldok; avra' modo di dimostrare le sue capacita' di
scienziato. Deve analizzare al piu' presto del....succo di rokassa, o meglio,
quello che c'e' dentro"
[t]"Agli ordini, arrivo immediatamente. Tarim, chiudo"
"Caro ambasciatore, credo di doverla ringraziare..."
"&%HG%)#$..." (insulti klingon non traducibili...)
"Beh, ne parliamo dopo, e' meglio. Computer, localizzare ogni forma di
vita..o di non vita...corrispondente a Aurin Zalak e isolarlo con un campo di
forza di livello 5"
[comp]"Individuati 3 soggetti corrispondenti alla descrizione.."
[Selkat]"ma non erano 2???"
[comp]"Eseguita procedura per due dei soggetti, impossibile eseguire per il
terzo"
[s]"motivare"
[c]"soggetto inesistente"
[s]"ma se due secondi fa c'era!! Computer, quanti Zalak ci sono sulla
stazione?"
[c]"Due"
[s](che stava perdendo la pazienza)"Dove si trovano i due Zalak?"
[c]"Aurin Zalak si trova all'interno di un campo di forza all'ingresso
delle saune"
[s]"...e...?"
[c]"riformulare la richiesta"
[s]"dove si trova il secondo Aurin?"
[c]"Non esistono altri soggetti corrispondenti alla descrizione sulla
stazione"
[s]"Assurdo...Beh, cominciamo da questo Zalak qui."
[Rekat]"E dove credi di andare tu?? Ferma qui!"
[s]"Avrei da fare.."
[r]"Certo, come sempre, ma dopo...."
E inizio' a medicarla.
Flavia/Selkat 2431.0307.1
- Allora vediamo un po'... E' solo un
bernoccolino, Selkat! Ti e' andata bene. Finisco di riassorbire l'ematoma e poi
puoi correre dietro all'ultimo Zalak prima che scompaia. Fatto! Fila via, ma poi
raccontami tutto, ci
conto!
Selkat scappo' via a curvatura sei, diretta verso le saune.
- Ambasciatore Bernok! Sto pensando ad una forma di abbonamento, per lei! Non posso lasciarla un attimo da solo senza che lei si procuri qualche nuova ammaccatura. Una terrestre impertinente di mia conoscenza penserebbe gia' di affibbiarle l'ingrato nomignolo di "Ambasciatore Bernokkolo"
- Non si schermisca, Ambasciatore! Molte ferite significano molti nemici, e per un Klingon piu' nemici ci sono e meglio e', lo so benissimo. Deve pero' capire che in questo momento Cardassia, la stazione di Kell Nor e io in prima persona siamo responsabili della sua salute e della sua incolumita', quindi sgridarla tutte le volte che si fa male litigando con qualcuno rientra nei miei doveri professionali, per cosi' dire...
Bernok friggeva, sbuffava, raspava per terra con
gli zoccoli, ma cercava di trattenersi e pensava: - Sgrunt! E' una femmina!
Sgrunt! E' un medico! Sgrunt! E' di un popolo con il quale dobbiamo mantenere
buone relazioni diplomatiche! E PER TUTTE QUESTE RAGIONI LA FAREI VOLENTIERI A
FETTINE!!! Ma
non posso... non posso farlo!
- Ecco fatto, Ambasciatore! Ora e' tutto a posto. Arrivederci a presto! E faccia attenzione, Zalak e', come dire, un tantino dispettoso...
Adriano/Bernok 2431.0310.01
- Se è per questo, non ho la minima attenzione
di andar dietro come un pecorone a quei due !
- Non ha ?...
- A cosa diavolo potrei servire? Sono un Ambasciatore, non un tecnico! -
Il dott. Rekat lo riesaminò meglio al tricorder per controllare che la scatola
cranica del suo miglior cliente non avesse subito più danni di quanto non
sembrasse.
- Lei deve essere un altro doppione! Che ne ha fatto del nostro vero
ambasciatore, quello infingardo, molesto e sessuomane?
- Non dica sciocchezze. Adesso non ho voglia e basta.-
Che uomo impossibile! Fare previsioni sul comportamento di un tale schizofrenico
era una vera impresa.
All'apparenza dimenticatosi della colluttazione appena avvenuta, si rivolse a
Paldok:
- Ehi, Purdok!
- Mi chiamo Paldok...
- Va bene, Palduk! Ascoltami bene, dovrai un po' sgobbare...devi cucinarmi un
bel piattone abbondante di Uova Taspar, cotte o crude non fa differenza, una
porzione formato famiglia di Gagh con un salsa Ardur... poi Batramorfi al dente
con contorno di patatine mintakiane novelle e purè di Salnitrofiori, un Pippio
frollato fresco e un gelato gusto cozza maxi. E mi raccomando, tutta roba
fresca, non quel pattume replicato.
- Sono un barista, non un cuoco...-
Bernok si chinò all'altezza di Paldok, e fu uno sforzo considerevole, perché,
al contrario della maggior parte dei Cardassiani lì intorno, quel ragazzetto
era mooooolto più basso e gracile di lui. La sua voce aveva un
tono a dir poco cavernoso:
- ...niente "speciali della casa".- La solerzia con cui il barista si
diresse nel retrobottega e lo spadellare rumoroso che ne proveniva confermarono
per l'ennesima volta come la sua maniera di esprimersi
manifestasse sempre TROPPO apertamente quello che intendeva con i
"sottintesi"...
Mentre gli veniva preparata la colazione dei campioni, ripensò a come
facilmente, in quest'ultimo periodo, nemici e amici riuscissero ad avere ragione
delle sue difese. La mano bendata ne era una buona testimonianza:
Zalak avrebbe dovuto farsi male lui, a cercare di stritolargliela, avrebbe
dovuto frantumarsi le ditina contro le sue ossa d'acciaio, contro i suoi muscoli
granitici, contro i bronzei tendini, invece...forse non era più il
ghepardo di una volta. Non poteva crederci.
Gli venne da ripensare ad avvenimenti lontani nel suo passato, quando aveva da
poco perso le sue fortune ed era un giovane pieno di rancore e amarezza senza
aspirazioni...
" - Ehi tu! Che diavolo hai bevuto, senti
che alito...ci farai ammazzare tutti, maledetto stupido...-
Il giovane Bernok rispose biascicando a malapena le parole: - Mi shto...Mi shto
sholo... mimetizzando, Gur, non prendertelah coshì...shiamo ad una festah, e
nelle feshte ci si diverte, nohoh? -
La fortezza di Wule Mezzosangue era in giubilo: per festeggiare la nascita del
suo primogenito il tiranno aveva incautamente deciso di lasciare le porte
aperte, perché anche il popolo potesse partecipare alla sua gioia. I Cenciosi,
giù in città, li avevano pagati per il lavoro sporco, quello che loro avevano
paura di fare. La testa di Wule, il giorno dopo, avrebbe dovuto salutare il sole
nascente da un palo.
Lui e Gur facevano parte di un manipolo di disperati (non erano più di una
dozzina), che finora aveva accettato qualunque occupazione gli venisse offerta
in cambio di un tozzo di pane. Facevano schifo, si facevano schifo, ma la vita
non è sempre rosa e fiori, no? Loro stavano nella melma da cui il fiore trae
nutrimento, e allora? Per un motivo o per l'altro, non credevano di meritare di
meglio. Per un motivo o per l'altro, quella sera dovevano morire. Ci contavano.
Vernit si avvicinò: -Cosa c'è?
Gur rispose: - Bernok si è ubriacato. Ci farà ammazzare tutti, ci farà
ammazzare tutti, ci farà ammazzare tutti...-
Vernit guardò Gur scrollando la testa : - Quando entrerà il sacerdote con la
tunica rossa dovete entrare in azione. A quel punto dovrete solo menare un po'
le mani, ma quello che fate fino ad allora è affar vostro. Godiamoci quel po'
di vita che ci rimane.
- Ahgli ordihnih, capoh! Kaput...Qaplà, volevo direh...-
Vernit si dileguò, ritornando da dov'era venuto. Gur tornò all'amico Klingon:
- Zitto, bastardo...stai zitto, ti prego.-
Certo che, in quel momento, non sembrava che la colonia di Retere fosse la
dittatura spietata che era. Wule era avvolto da un lussuoso manto di broccato
carminio, e sembrava un re buono, saggio e giusto, di quelli che non esistono;
sua moglie, la deliziosa Rinn, invece, si pavoneggiava sfacciatamente nel suo
vestito di seta-gioiello, un tessuto rarissimo prodotto dagli insetti di silicio
di Verdan 4. La gente lì raccolta festeggiava come se la nascita dell'erede al
trono non significasse altri 50 di sventura (nella migliore delle ipotesi) per
la colonia. Tutto sembrava sfarzo e gioia.
Poi il sacerdote entrò: anche lui era vestito di rosso, il colore che sul
pianeta simboleggiava prosperità, gioia e rigenerazione. Avrebbe dovuto dare un
nome al bambino, e con esso, una nuova identità al feudo.
Vernit diede inizio al massacro: - MORTE AL TIRANNO!
Vernit non aveva molta fantasia. Bernok proruppe in un ben più originale: -
VIVA Wercingetorigeheheheeeh! - Vercinge-chi? Boh!
Il piano era di un'arguzia formidabile: ogni componente della banda si trovava
in un punto diverso del salone; al momento designato avrebbero assaltato da
tutti i lati. Chi arrivava più vicino a Wule vinceva.
Naturalmente, le regole del gioco imponeva che non si usassero armi: le guardie
all'entrata non avrebbero permesso che venissero portate, pena la squalifica.
Subito dopo il VIA, la festa si era fatta molto concitata. Un disgregatore
puntato con precisione aveva fatto secco sul colpo Vernit, che era caduto
all'indietro a braccia spalancate. A lui, per quel poco che Bernok ne sapeva,
piaceva molto il Teatro. Doveva essere morto felice.
Gli era parso di scorgere, intanto, Gur che usava una sedia come una mazza,
sfruttando la calca come scudo agli spari degli sgherri di Wule. No, non era una
sedia, i fumi del sintalcohol lo avevano ingannato : era una persona, ed era
ancora viva, urlava come un ossesso. Che pazzerellone, Gur!
Un altro colpo di disgregatore mise a tacere per sempre lui e il suo
ostaggio-arma.
Dal canto suo, si limitava a correre in avanti e a spezzar colli a mani nude.
Queste ultime erano già abbastanza efficaci.
- A messhanotte vaaaaaAAAAaa...la roondah del piasheeeeer...tralalalahlahla...
I disgregatori sparavano come ossessi, ma lui era ancora illeso, stranamente. Ad
un tratto, quasi inciampò in un corpo che riconobbe per quello di Lullif, un
giovane scappato di casa per problemi con la Polvere
Bianca. Era l'unico dei suoi compagni della cui morte avrebbe potuto
rammaricarsi...
Senza aspettarselo, si ritrovò davanti a Wule, ad un braccio da lui: - Ho
vintohh ! Tahaahnaaaaaaa!....
E stramazzò ubriaco al suolo..."
- E' tutto pronto al suo tavolo, signore.
- Come?
Paldok rispose: - Il tavolo che io e Mishka le abbiamo preparato..mi ha dato una
mano anche lei. Se ora vuole accomodarsi...
- Va bene.- Il suo barista di fiducia lo seguì appresso.
- Che vuoi?
- Una mancia per il nostro impegno, signore.- Il sorrisetto accattivante del
ragazzo cardassiano era veramente troppo per la sua sopportazione.
- D'accordo, vedrò.Magari se non mi ritrovo a fine pranzo con una radiospia
incastrata tra i molari.
Finito il momento amarcord, Bernok si buttò sul cibo. Una sinfonia sotto la
direzione del maestro Rutto coprì il rumore dei ricordi...
Guido Barbi\Guardiamarina
Derek Tarim 2431.0307.01
Selkat arrivò correndo davanti alle saune e trovo l'unica persona al
mondo che non voleva trovare: Tarim.
[T] Signore.
[S] Lei cosa fa qui?
[T] Ho analizzato quella robaccia schifosa, che voi chiamata cibo, se scusate
l'espressione e poi sono venuto qui, nell'intruglio c'era un pò di tutto veleni
leggeri, sostanze soporifere insomma tutto quello che ci vuole per provocare
sintomi di malattie semplici.
[S] Bene e cosa mi può dire di questo Zalak.
[T] Beh per ora non viene rilevato dai sensori...Computer trovare la posizione
di Aurin Zalak.
[Computer] Aurin Zalak si trova nello Shuttle Terok.
[S] Lei continui le sue analisi nel laboratorio, io vado a vedere sullo shuttle.
Baah, gli toccava anche fare il bravo ragazzo ora
prendere ordini da un qualche ufficiale della Sicurezza... in ogni caso li
sarebbe stato utile analizzare Zalak con degli strumenti più
efficaci.Ovviamente il Gul non ne
avrebbe saputo nulla.
[T] Computer trasportare queste coordinate a queste coordinate (immettendo qualcosa su una console).
Gregorio Baroni/Glinn Aurin Zalak 2431.0703.1
Aurin era appena uscito dalla sauna e si sentiva
decisamente rilassato. L'unico problema era che, ad eccezione di un asciugamano
avvolto in vita, il primo ufficiale era completamente nudo! Qualcuno aveva eluso
la sorveglianza di quell'interdetta di una Ferengi che adesso gestiva le saune,
e gli aveva sottratto la tunica e l'uniforme. Proprio mentre Aurin cercava di
defilarsi con classe, infilandosi nel turboascensore senza dare troppo
nell'occhio, un campo di forza l'aveva bloccato nel bel mezzo della Passeggiata.
"Selkat!" ruggì Zalak, afferrando al volo l'asciugamano che stava per
cascargli.
Si accorse solo allora che aveva solo peggiorato le cose urlando: due discinte
orioniane lo stavano rimirando con fare lascivo...
"Non si può proprio dire che sia un bel vedere!" il commento acido di
Selkat, giunta alle sue spalle, allontanò di un po' i curiosi.
"Selkat! Voglio sperare che questo non rientri nelle sue ridicole misure di
sicurezza per la mia incolumità, perché se le cose stanno così allora sta
veramente esagerando!"
"Con tutto il rispetto, signore" cominciò Selkat, abbassando la voce
"Un tizio proprio uguale a lei mi ha appena aggredito al bar di Paldok.
Converrà con me che queste misure si sono rese purtroppo necessarie!"
"Che cosa!? Un altro doppio? Ma cosa..."
"Per quanto ne so nemmeno lei potrebbe essere il vero Zalak!" lo
interruppe la donna
"Questo possiamo scoprirlo in fretta..." la sgradita voce di Tarim
giunse dalla sinistra di Zalak. Il moccioso stava armeggiando da qualche minuto
con un tricorder scientifico, che si affrettò a porgere a Selkat mormorandole
qualche frase a bassa voce. Troppo bassa perché Aurin potesse sentire.
"Bene!" esordì Selkat "E cosa mi può dire di questo
Zalak?"
"Beh per ora non viene rilevato dai sensori...Computer trovare la
posizione di Aurin Zalak!"
[Computer] "Aurin Zalak si trova nello shuttle Terok."
"Lei continui le sue analisi nel laboratorio, io vado a vedere sullo
shuttle." Selkat fece per allontanarsi ma Zalak la richiamò indietro.
"Guardiamarina Tarim, forse dovrei rispedirla al reparto stoccaggio merci!
Se chiede al computer di localizzare un ufficiale della stazione, questo si basa
sugli impulsi inviati dal comunicatore sul suo bracciale. E' ovvio che il
computer non riesca a localizzarmi sulla Passeggiata visto che SONO NUDO COME UN
VERME!" Zalak sbuffò rumorosamente, poi si riprese e cercò di risolvere
quell'imbarazzante situazione "Computer localizza il Glinn Aurin
Zalak!"
[Computer] "Il Glinn Aurin Zalak si trova nello shuttle Terok"
Aurin ignorò l'espressione beffarda di Tarim e chiese:
"Computer, quante forme di vita rilevi nello shuttle Terok?"
[Computer] "Nessuna forma di vita"
"Computer, basandoti sui marcatori genetici quante impronte rilevi
corrispondenti a quelle del Glinn Aurin Zalak?"
[Computer] "Rilevo una impronta genetica corrispondente"
"Localizzarla!"
[Computer] "Passeggiata, sottolivello 13"
"Soddisfatto, moccioso?" domandò Aurin trionfante "E ora,
Selkat, se vuole essere così gentile..." mormorò battendo un colpetto sul
campo di forza.
"Ehm,... ecco..."
"Se sarà così gentile da liberarmi, Glinn Selkat, potremo andare insieme
allo shuttle Terok e recuperare i miei vestiti, che l'impostore usava come
diversivo."
Aurin sorrise compiacente e sperò (anche un po' per lei e la sua carriera) che
Selkat lo cavasse presto da quell'imbarazzante situazione.
Flavia/Selkat 2431.0803.1
Liberarlo o non liberarlo, questo e' il problema!
Selkat sapeva benissimo che avrebbe dovuto farlo, ma il lato serpentiforme del
suo carattere si stava insinuando pericolosamente...per Zalak! Aveva una
fortissima tentazione di lasciarlo li' esposto al pubblico ludibrio. Senza
motivo, in fin dei conti Aurin non le aveva fatto niente di male....forse! O
forse la aveva quasi avvelenata.... in ogni caso l'umiliazione era uno dei mezzi
piu' usati per domare un avversario...il punto era:
Zalak era un avversario o un alleato? O nessuno dei due?
Nel frattempo sempre piu' persone transitavano dalla passeggiata, e ridevano tra
i denti... e Aurin era sempre piu' nervoso!
"Computer, eliminare campo di forza. Autorizzazione Selkat 86452"
"Grrrrazie" bofonchio' il Glinn cercando di rituffarsi nei sicuri
locali delle saune.
Selkat lo afferro' per un braccio: "mi spiace, adesso non si libera di me
tanto facilmente. Oltretutto non mi capita spesso di avere al mio fianco un bel
maschione ignudo..."
Zalak la fulmino' con lo sguardo
"Andiamo allo Shuttle a renderla piu'....dignitoso, poi la portero' in
infermeria per un controllo, voglio essere certa che lei sia lei. Chiedero' a
Rekat di fornirla di qualche diavoleria che la tuteli e la monitori, cosi' la
distingueremo dai vari doppioni. Nel frattempo si copra con questo" e gli
passo una specie di lenzuolo trovato da Tarim li' vicino, con cui l'ufficiale si
gualdrappo' felice.
E si incamminarono verso gli attracchi, Selkat divertita, Zalak incavolato nero
e Tarim pensieroso...
Adriano/Bernok 2431.0314.01
...Quando la porta dell'alloggio si aprì, una
tenue lama di luce andò a colpire la statuetta di "Kahless contro Molor"
made in Binaus che Bernok, come tutti i Klingon, teneva sul tavolino al centro
della stanza. Gli eterni
contendenti erano avvinghiati l'uno contro l'altro in un abbraccio di morte, in
una composizione che ricordava l'edera velenosa Aktiriana mentre soffoca
l'albero ospite.
Cos'era tutto quel silenzio? Strano, molto strano...
- YAH! - Bernok si voltò di scatto a destra, - YAH! - di scatto a sinistra
- YAH - doppia giravolta su sé stesso, capriola. Timido tentativo: - Syndek?! -
Se fosse stata una caverna avrebbe potuto sentire l'eco rimbombare, tanto era il
silenzio. - Dingo?! - Il suo amico invisibile. Ogni
bambino dovrebbe averne uno.
La stanza era lugubre e buia, l'unica distrazione costituita dal bofonchiare
puteolente del sistema gastroenterico di Peg'Hich. Mortalmente noioso; dov'era
finita la buona, vecchia stanza di una volta, dove non poteva nemmeno sognarsi
di sedere sulla tazza del water senza che accadesse un plateale colpo di scena?
Si sedette su di un divanetto-puf di foggia tipicamente (l'imbottitura era
costituita sassolini e sassetti asortiti, 100% granodioriti di Qo'Nos) e scrutò
per un po' la statuetta. Decise di dare un'occhiata agli ultimi rapporti sul
transito delle navi attraverso la Nebulosa di Bender:
niente...niente...niente...
Nessuna traccia dei Derani, la razza che, almeno fino ad un po' di tempo prima,
era stata in possesso della spada di Kahless.
Il guaio era che i Derani dedicavano esclusivamente la vita a due attività: la
pirateria e l'allevamento. Il problema, a dire il vero, non era la prima, che
poteva sempre portarli a scoprirsi e rivelarsi, ma la seconda,
che mal si adeguava ad un'indagine fruttuosa. L'animale allevato dai Derani,
infatti, era il Munuone, un mollusco da tredici tonnellate in grado di respirare
e muoversi nello spazio aperto, e per giunta dotato di abitudini sgradevolmente
migratorie. Questi grossi bestioni si spostavano fuori e dentro la Nebulosa,
secondo rotte ogni volta diverse la cui ragion d'essere è ancora incompresa
dagli xenoetologi, seguiti a ruota dai loro allevatori che, pieni di riverenza
sacrale, mai e poi mai avrebbero impedito loro di andare dove volevano. Morale:
gli incontri con i Derani erano sporadici, del tutto casuali, brevi e violenti.
Potevano passare degli anni prima che si facessero rivedere. E, secondo quanto
gli aveva detto Syndek, era legittimo
pensare che non fossero più in possesso dell'antico cimelio.
Ormai poteva considerare quell'ologramma spettrale la maniera più sicura per
portarlo da chi aveva la Spada, anche a quanto pareva non aveva più intenzione
di farsi sentire o vedere da lui.
...Forse...no, inutile chiedersi se Saarna, prima di venir imprigionato, avesse
fatto in tempo a trovare qualche informazione utile. Era già poco allettante
l'idea di organizzare un'evasione in un carcere federale senza
che fosse il Nausicaano a dover essere liberato.
Avrebbe aspettato di sapere se Selkat ed Aurin fossero riusciti a scoprire
qualcosa, perché una vocetta dentro di lui diceva che la storia dei doppioni
era legata all'olovulcaniano, e prima o poi l'avrebbe portato a
scoprirsi e rovinarsi. A quel punto sarebbe entrato veramente in azione.
...Non in quelle condizioni, però: si era troppo rammollito, negli ultimi anni,
doveva esercitarsi con più durezza per trovare la forma perfetta, per tornare
il Bernok dei tempi di Wule. Era stata una faticaccia
accumulare tante calorie per l'allenamento, ma avrebbe potuto raccontare ai
nipotini che lui ce l'aveva fatta...Bernok contro la Grande Abboffata, certo!
Stava già staccando la Bath'leth dalla parete quando un brontolio dallo
stomaco, da un angolino ancora inconcepibilmente vuoto del suo stomaco, per la
precisione, la avvertì che si era dimenticato proprio l'irrinunciabile,
digestivo...
- Un Raktajino ben replicato, computer! -
Eh, sì, senza il Raktajino di fine pasto non si può fare niente! Però...cosa
stava succedendo?...Il replicatore stava mettendoci troppo...era lì lì per
scomodare la sezione ingegneria al completo per rimediare all'inconveniente
quando davanti a lui finì di materializzarsi...un cristallo azzurro
baluginante.
D'accordo, finalmente il colpo di scena del giorno, ma la domanda da 50 barre di
Latinum era: - Dov'è il mio Raktajino?
Flavia/Selkat 2431.0320.01
Erano finalmente giunti al destinazione. Zalak
scalpitava impaziente di riavere i suoi vestiti. Selkat esegui' la procedura
standard di apertura, scandaglio' l'interno col suo tricorder per vedere se
l'ambiente era sicuro, poi permise agli altri di entrare. Zalak si precipito'
sulla sua uniforme che giaceva in bella vista su una poltrona, ma Selkat lo
blocco'. "Fermo lei! Prima e' meglio controllare che non ci siano veleni o
altre schifezze sopra. Tarim, esegua una scansione molecolare e un'analisi di
livello 3". "Agli ordini" Tarim esegui' e non trovo' nulla di
strano. "Bene" sospiro' Zalak,"ora mi permette di
rivestirmi?" "hmmmm, no. Credo sia meglio che
Tarim sterilizzi per bene questi vestiti, prima. E' per la sua
sicurezza..."
Zalak diventava sempre piu' grigio...si stava alterando sul serio, ora. "Mi
stia a sentire, io sono stufo di gironzolare mezzo nudo sulla stazione! Forse
per lei sara' divertente, ma non lo e' per me!!"
"Allora faccia una cosa: chieda al primo replicatore che incontra di creare
dei vestiti..."
"Ma non me lo poteva dire prima??!!"
"Non pensavo di dovermi occupare anche della sua vestizione; non sono mica
sua madre! E lei non e' un bambino: poteva anche pensarci.." Zalak si
precipito' fuori alla ricerca di un qualsiasi pezzo di stoffa che gli rendesse
la dignita', con una voglia matta di strangolare il capo della sicurezza....che
dal lato suo si stava divertendo un mondo, anche se iniziava a sentire un
leggero senso di colpa per aver umiliato il primo ufficiale in modo cosi'
subdolo. Eh, lo femmine, di qualsiasi razza siano, hanno sempre un po' di
cattiveria innata...
Lascio' Tarim sullo shuttle col compito di fare test di ogni livello per
scoprire come fossero giunti, e soprattutto chi li avesse fatti giungere, i
vestiti di Zalak, poi usci' alla ricerca del primo ufficiale.
Lo trovo' pochi metri piu' avanti, vestito di tutto punto e con uno sguardo
assassino negli occhi. "Mi scusi per prima, Aurin, " disse Selkat in
tono mellifluo - ora doveva riuscire a farsi perdonare, altra cosa in cui le
donne sono maestre -" ma era un cosi' bello spettacolo che non ho avuto
cuore di interromperlo"
" Io..Io...la...la ..."
"Su, non faccia cosi', vedra' che da oggi avra' molte meno difficolta' a
trovare compagnia femminile. Mi dovrebbe ringraziare!"
"Questa me la paga!"
"Beh, per farmi perdonare la invito io a prendere un drink. Cerchi pero' di
non avvelenarmi, stavolta."
"Io, avvelenarla??Ma di che parla?"
"Lei o un altro Zalak, non importa. Adesso vorrei cercare di ricostruire i
suoi movimenti e confrontarli con quelli degli altri doppi, se e'
d'accordo."
"Va bene, va bene...continuiamo con le indagini. pero' andiamo in un posto
....come dire.... non pubblico!"
Matteo/Gul Sagat 2431.0320.01
Pie Charts Sagat aveva appena ricevuto i rapporti
di Selkat riguardanti il doppione del n°1, fu li che decise di convocarli
entrambi per parlarne
^Selkat, Zalak qui è Gul Sagat che parla vi voglio nel mio ufficio entro 10 min
per discutere dei fatti che accadono ultimamente sulla stazione chiudo^
^Qui Zalak ai suoi ordini^ Zalak fece un cenno con la testa a Selkat anche se in
quel momento le avrebbe voluto tanto tagliarle la gola. I due presero il primo
turbolift e in men che non si dica arrivarono sul ponte di comando arrivando
davanti alla porta dell'ufficio del Gul.
Birirpip, i due sentirono la imponente voce del Gul che li invitava ad entrare
arrivati davanti a lui si misero nella posizione di attenti aspettando che il
Gul prendesse la parola
"Accomodatevi pure prendete qualcosa da bere, sapete bevendo qualcosa si
discute meglio" Selkat rifiutò l'offerta mentre Zalak ordinò un succo di
Rokassa. Il Gul tornò indietro con la bevanda del n°1 e il suo succo di pesce
caldo, si sedette e consultò Selkat "Allora Ophir cosa ne pensa a riguardo
dei fatti appena accaduti?"
Flavia/Selkat 2431.0321.01
"QUALI fatti, signore?? Mi scusi, ma se le
faccio un resoconto completo di quanto e' successo qui ultimamente, facciamo
notte...."
[Sagat]"Credo che abbia bisogno di un po' di riposo, mia cara, noto in lei
un po' di isteria. Comunque forse ha ragione, ho letto i rapporti e direi che ha
parecchio lavoro....mi dica lei, quale le sembra l'attuale priorita'?"
[Selkat]"Indubbiamente la presenza di TROPPI Zalak a bordo, signore.
Soprattutto perche' ultimamente si divertono a cercare di assassinare i membri
dell'equipaggio. A proposito, fate attenzione al vostro succo..."
I due ufficiali posarono istintivamente il bicchiere
"Raiden e Tarim sono al lavoro a pieno ritmo per scoprire chi comanda
l'apparizione degli Zalak. Credo sia tutto collegato ai nuovi emettitori
olografici, sto cercando di risalire a quando e da chi sono stati installati.
Per il resto, preferisco non sbilanciarmi, ho indizi troppo vaghi e confusi per
formulare delle ipotesi sensate. Se avete dei suggerimenti o siete venuti a
conoscenza di qualche nuovo indizio, vi prego di parlare"
Adriano/Bernok 2431.0321.01
...- Computer, ti ho chiesto un Raktajino, non il
Magico Ninnolo Fatato Tantafortuna di Lady Lukara ... dannati Ferengi, sarà
un'altra delle loro diavolerie per far soldi ... Una lacrima avrebbe solcato il
suo viso, se
fosse stato meno forte: astute operazioni di marketing di quei sozzi alieni
avevano avuto ragione della cultura paideutica austera e vecchia di millenni del
suo pianeta, e buona parte delle ricchezze faticosamente guadagnate aveva preso
il volo nelle grinfie di esosi mercanti di balocchi, grazie alla piccola Tarmeg,
la minore dei suoi figli...
Preso da un inaspettato attacco di decenza si mise a osservare con più serietà
l'oggetto così generosamente donato dal replicatore. Un esame superficiale
poteva però risolvere ben poco: assomigliava ad un cristallo di Dilitio come ad
una matrice isolineare polivalente, o anche ad un escremento delle incredibili
creature di pietra del quarto pianeta del sistema Verdan.
Tirò un sospiro e ritornò ai precedenti progetti. Si era ripromesso di
allenarsi fino allo sfinimento e l'avrebbe fatto, a prescindere da qualsiasi
distrazione! Depositò il gioiello (?) vicino alla statua di Kahless, sopra
il santino del Gran Cancelliere Gowron (che uomo! Che statista! Che fierezza
nello sguardo!), staccò il Mek'leth dalla parete e si immerse ancora nel mondo
da saga epica che era stata la sua giovinezza...
" - Uno...Due...Tre ... Alt! Esso ha
sbagliato ancora il movimento.
- Menzogna! - Bernok non permetteva a nessuno di prenderlo in giro, anche se si
trattava di un re. I movimenti che aveva eseguito con la lunga lancia di foggia
esotica erano stati impeccabili.
- Se Wule dice che hai sbagliato, Egli ha ragione. - L'inane peso di un randello
nodoso si abbatté sulla schiena del Klingon. - Esso deve ripetere la lezione.
Perché Esso è vivo?
- Perché ero completamente ubriaco e un po' di alcool in corpo scaccia tutti i
mali.
- Sbagliato! - TONK! Un'altra randellata. - Esso ha fatto ridere il grande Wule.
A Wule piace divertirsi. Ed Egli è lungimirante, e crede di poter fare della
patetica creatura che ha cercato di assassinarne la Sfolgorante
Persona un guerriero.
- Un Klingon NASCE guerriero.- TONK!
- Il Sommo Re crede invece che un Klingon nasca stupido. Wule è ancora vivo,
quindi Esso non può essere un bravo guerriero. Questo è. Esso ricomincia.-
Bernok odiava la maniera di parlare dei reali di Retere. I nobili non dovevano
contaminare le proprie parole con il nome dei pezzenti...Il peggio era che
induceva una confusione terribile con le coniugazioni; come se non parlasse la
lingua della colonia già abbastanza stentatamente: il giorno prima aveva
chiesto una razione in più di cibo e avevano cercato a forza di fargli usare un
catetere. Che brutta cosa.
- Uno...Due...Re Wule non si è mai fermato davanti alle avversità. Re Wule era
figlio illegittimo di Regina Gerra, figlio bastardo, eppure, sai una cosa? Egli
è salito al trono ugualmente, per suoi meriti.
- Meriti un corno! La discendenza era estinta, e siccome il vecchio sovrano era
succube di mamma tua sei diventato re di questo tugurio. Nostro malgrado.
TONK, TONK, TONK, TONK. TONKTONKTONK. Stavolta il re aveva usato tutte e quattro
le braccia per dare alle randellate quella marcia in più.
Strano. Di solito ne celava un paio sotto le ampie vesti perché erano tangibile
prova del suo sangue misto. Bernok aveva fatto colpo!
- Egli è infinitamente buono. Egli ha deciso che avrebbe fatto di Esso un fiore
profumato dall'aulente ammasso di Gialappa putrefatta che Esso è ora. Egli,
nella sua illimitata misericordia ha deciso di accollarsi l'educazione di Esso.
Esso potrà imparare l'orgoglio dal più Grande dei Sovrani della Galassia.
Bernok non ce la faceva più a sopportare quella colonia sperduta, quegli
appellativi altisonanti, e, soprattutto, tutti quei pronomi con le maiuscole.
Eppure fino ad ora aveva accettato l'addestramento a cui il
sovrano in persona lo stava sottoponendo senza cercare di scappare neanche una
volta. Aveva bisogno di punti di riferimento. Anche se si trattava solo della
saggezza di un mitomane."
Il vecchio Elefante Bernokkolo si deterse il
sudore dalla fronte. Aveva passato un paio d'ore buone a fendere l'aria con la
Mek'leth eseguendo i movimenti delle arti marziali che aveva imparato grazie
agli insegnamenti di re Wule. In un certo senso era anche merito (o colpa) sua
se era diventato il Bernok di oggi. Wule...una delle poche persone che nella
vita avesse mai chiamato maestro. Beh, l'aveva anche chiamato tiranno, matto,
brutto scemo e con tutta una serie di epiteti klingon di scarso valore
artistico, ma...
Riprese in mano la pietra. Si diresse all'ingresso. Il presente lo attendeva al
di là della porta. Il vento spirava verso il futuro.
Marzo 2001 © CCC